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10 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:48

“Riferiremo in Parlamento quando sarà il momento, però gli atti che abbiamo smentiscono radicalmente quello che è stato riportato dai giornali“. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio a proposito del caso Almasri, arrivando alla Conferenza per la ripresa dell’Ucraina, a Roma. Il riferimento è alle ricostruzioni di stampa sul caso del generale libico Osama Almasri, arrestato su mandato della Corte penale internazionale – che lo accusa di tortura e crimini contro l’umanità – ma poi liberato e rimpatriato per l’inerzia del ministero della Giustizia. Sulla vicenda il Tribunale dei ministri ha aperto un’indagine contro Nordio, la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Lo speciale collegio sui reati ministeriali – formato da tre giudici – ha completato l’istruttoria e a breve deciderà se archiviare o chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento.

Dalle mail interne risulta che la capo gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, fosse a completa conoscenza della vicenda già dal giorno dell’arresto, domenica 19 gennaio, e avesse chiesto ai dirigenti del ministero di parlare della questione sulla piattaforma criptata Signal, evitando il protocollo ufficiale. Il ministro in Parlamento ha invece detto di aver ricevuto gli atti solo il giorno successivo, lunedì 20. La circostanza è decisiva perché Nordio ha sostenuto di non essere stato informato tempestivamente e in modo completo delle accuse a carico di Almasri, e per questo di non aver potuto chiedere la convalida dell’arresto o l’applicazione di una misura cautelare al giudice competente, la Corte d’Appello di Roma.