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4 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 10:18 del 4 Luglio
Sotto un sole implacabile, la corsa alla genitorialità si trasforma in una vera maratona a ostacoli. Mentre l’Italia e l’Europa centrale sono strette nella morsa di ondate di calore record – con punte di 40 °C e notti bollenti – cresce l’allarme tra gli esperti di fecondazione assistita: la calura non complica solo la qualità di vita in generale, ma anche le dinamiche biologiche. Le alte temperature e l’inquinamento, come è stato evidenziato durante la quarantunesima edizione di Eshre, il Congresso Europeo di Embriologia e Medicina della Riproduzione che si sta tenendo a Parigi, compromettono infatti la qualità degli spermatozoi e diminuiscono la riserva ovarica, trasformando ogni aspirazione di maternità o paternità in un’impresa più incerta e delicata. In particolare, i cambiamenti climatici possono avere ripercussioni sul numero di spermatozoi – riducendoli – e sul Dna. Mentre nelle donne, i risvolti negativi si hanno sul potenziale riproduttivo spontaneo e sulla risposta ai trattamenti di Pma, le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Teniamo conto che circa tre miliardi di persone vivono nel mondo in aree ad alta vulnerabilità climatica, con impatti notevoli anche in termini di salute sia sui sani che, ancora di più, su soggetti fragili come donne in gravidanza, bambini, anziani.






