NEW YORK-BRUXELLES Nei giorni più intensi delle contrattazioni e senza molti dettagli sui dazi che dovrebbero essere reintrodotti il primo agosto, Donald Trump prova a difendersi dalle voci che anche questa volta abbia intenzione di usare la carta «Taco», Trump Always Chickens Out, ovvero la tendenza del presidente americano di fare un passo indietro all’ultimo dopo aver attaccato gli avversari. E allora ieri, dopo che diversi analisti e trader hanno ripetuto di essere tranquilli perché tanto Trump avrebbe cambiato idea, ha annunciato sul suo social Truth che «le tariffe inizieranno a essere pagate dal primo agosto 2025». «Non ci sono state modifiche a questa data, e non ci saranno cambiamenti. In altre parole, tutti i soldi dovranno essere pagati a partire dal primo di agosto. Non ci saranno estensioni», ha scritto cercando di fare chiarezza, visto che la sera prima aveva aperto alla possibilità di ulteriori proroghe per i Paesi interessati a dialogare con gli Stati Uniti. Sempre ieri il presidente ha assicurato che arriveranno altre lettere nei prossimi giorni ad altri Paesi, in tutto 14-15, e ancora che tra queste lettere ci dovrebbe essere anche quella all’Europa. Il presidente ha poi spiegato che prevede di imporre dazi del 50% sulle importazioni di rame e ha minacciato imposte fino al 200% sul settore farmaceutico per le aziende non disposte a produrre negli Stati Uniti. Ancora una volta, il colpo a sorpresa ha lasciato più preoccupazioni che chiarezza sui mercati, e per questo nel pomeriggio il segretario al Commercio Howard Lutnick ha provato a rettificare: «Sul rame i dazi dovrebbero arrivare a fine luglio, inizi agosto. Mentre sul settore farmaceutico e su quello dei semiconduttori sono finiti gli studi e nei prossimi mesi decideremo cosa fare», ha detto Lutnick, ricordando che l’amministrazione intende lasciare un periodo di transizione per le aziende che decideranno di riportare la produzione negli States, forse di un anno e mezzo. C’è poi tutta la questione europea. E su questo Lutnick è stato chiaro: «l’Europa è il nostro principale partner ma abbiamo un deficit commerciale di 235 miliardi di dollari. Trump vuole che l’Unione apra il mercato ai produttori e agli imprenditori americani». Intanto si guarda avanti e al prossimo incontro con la Cina, Paese con il quale gli Usa hanno raggiunto un’intesa preliminare, ma ci sono ancora molti dettagli da definire. Ad agosto Lutnick potrebbe incontrare una delegazione cinese insieme al segretario al Tesoro Scott Bessent. Sul tavolo ci sono molti elementi e di sicuro si parlerà di una decisione appena presa da Trump che vieta ai cittadini cinesi di comprare terreni negli Stati Uniti. Allo stesso tempo ci sono i Brics, di cui la Cina è uno dei principali esponenti: il presidente americano ha minacciato dazi aggiuntivi del 10% per difendere il dollaro. Da settimane la moneta americana sta perdendo potere nei confronti dell’euro e della sterlina, con ribassi che non si vedevano dagli anni ‘60. «I Brics sono stati inventati per far perdere valore al nostro dollaro. Ma il dollaro resta il re», ha detto Trump.
Trump: «Dazi Ue in arrivo». Il nodo delle Big Tech Usa
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