L’insoddisfazione di Donald Trump nei confronti di Vladimir Putin, dopo l’infruttuosa telefonata seguita nella notte di giovedì da uno dei più pesanti bombardamenti aerei dall’inizio della guerra, si è tradotta ieri in quella che il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, Andriy Yermak, ha definito «una conversazione importante e produttiva» fra Trump e il presidente Volodymyr Zelensky. L’ennesima inversione di rotta per il presidente americano, che dopo la decisione del Pentagono di sospendere l’invio all’Ucraina di missili intercettori e munizioni di precisione, avrebbe invece detto a Zelensky di volerlo aiutare a «difendere i cieli» dell’Ucraina contro attacchi aerei russi sempre più intensi. Andando a verificare quali forniture sarebbero state messe in sospeso.

La conversazione – secondo una fonte citata da Reuters - avrebbe lasciato a Kiev la speranza che le consegne di missili per i sistemi Patriot possano riprendere. «I Patriot sono reali difensori della vita», aveva chiarito Zelensky prima di parlare con Trump della situazione al fronte e delle possibilità di collaborazione tra le due industrie della difesa. «Abbiamo concordato di lavorare insieme per rafforzare la protezione dei nostri cieli – ha poi scritto Zelensky -. Noi siamo pronti a studiare progetti con gli Stati Uniti, abbiamo parlato di commesse e di investimenti».