Jenny Saville è una delle artiste più conosciute e più quotate al mondo e ha avuto mostre dedicate a lei anche in Italia, al Museo d’arte contemporanea di Roma e più di recente al Museo Novecento di Firenze. Eppure la grande retrospettiva che le dedica ora la National Portrait Gallery è la prima mostra personale in un museo britannico. L’artista ha scelto i cinquanta quadri e la loro collocazione, in ordine cronologico, nelle grandi sale della galleria che possono rendere giustizia alle sue monumentali tele.

Il corpo femminile

Come si vede nella prima sala, già dall’inizio della sua carriera nei primi anni Novanta la Saville ventenne aveva avviato la sua personale ricerca tutta incentrata sul corpo femminile e sulla carnalità e aveva creato un linguaggio figurativo unico e personale, ripensando e rilanciando la pittura figurativa.

Appena finiti gli studi alla Glasgow School of Art era stata notata dal collezionista Charles Saatchi, che aveva acquistato Propped, del 1992, un ritratto di una donna nuda precariamente seduta su uno sgabello che ci conficca le unghie nella carne, un quadro che ha ancora il potere di scioccare e che ha mostrato fino a che punto la giovane artista volesse sfidare gli standard di bellezza convenzionali.