Se sia un affare o un rimpianto, è complicato stabilirlo. Punti di vista, ci sono motivi a sostegno dell’una e dell’altra tesi. Victor Osimhen dal Napoli al Galatasaray per 75 milioni (mancano ancora le garanzie, e non è un dettaglio) è un’operazione finanziaria perfetta che De Laurentiis, con il suo direttore sportivo Manna, sta provando a portare a conclusione dopo un anno e mezzo di rapporti travagliati con il giocatore, che due estati fa era stato il simbolo del primo scudetto. La clausola scade a mezzanotte: un bomber come Osi (37 gol in una stagione a Istanbul, campionato e Coppa vinti) è un patrimonio, e con le cifre iperboliche di questa sessione di mercato, avrebbe potuto avere un valore addirittura superiore. La realtà però è ben diversa: fra Osimhen e il Napoli è stato amore e odio, la corrispondenza di amorosi sensi si è interrotta proprio all’indomani di quel glorioso scudetto di Spalletti, nonostante un rinnovo di contratto a 10 milioni. Sarebbe imbarazzante portarlo controvoglia in ritiro a Dimaro agli ordini di Conte, l’allenatore che pure aveva provato a coinvolgerlo nel suo progetto senza alcun risultato. Non si potrebbero mai amare, ecco. Nonostante il bagaglio di gol.