«Le tariffe Usa al 17% sull’agroalimentare? Sono un argomento ancora in itinere. Le aziende cuneesi sono resilienti, la nostra è una provincia che si distingue per la qualità delle sue produzioni certificate, che generano un impatto economico di oltre 970 milioni di euro. Comunque, chiediamo sostegni economici concreti per le nostre imprese». Pier Giorgio Mollea della sezione Agroalimentare di Confindustria Cuneo si prende in carico i timori delle realtà imprenditoriali del territorio di fronte ai dazi paventati dal presidente Usa Donald Trump.

Una preoccupazione evidenziata anche dall’indagine congiunta di Research Department di Intesa Sanpaolo e Confindustria Cuneo condotta tra maggio e giugno che ha coinvolto oltre 300 imprese piemontesi, di cui quasi un terzo del Cuneese. E dove emerge che il 90% di esse è esportatrice. Presentata nella mattinata di mercoledì 9 luglio, la rilevazione osserva che le barriere tariffarie sono una difficoltà per quasi il 37% delle aziende. Oltre una su tre, di fatto.

Pesa ancora il periodo dell’inflazione

L’effetto principale è quell’incertezza che frena il 59,4% degli investimenti. Ma ci sono tre voci ancora più sentite: i rincari dei costi delle materie prime e dei semilavorati (63,2%), dell’energia (57,9%) e il calo della domanda interna (44,7%). Il motivo? «Perché ancora viene assai sentito il periodo di alta inflazione», spiega il ricercatore del Research Department di Intesa Sanpaolo Romina Galleri.