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Ultimo aggiornamento: 11:31
La cosa simpatica (per così dire) è questa. Nel 2022, a gennaio, in pieno mercato invernale, Maurizio Sarri disse questa frase: “Siamo bloccati dall’indice di liquidità. Che non ho nemmeno capito che c***o sia”. Tre anni e mezzo dopo, ci si ritrova punto e a capo: Sarri è di nuovo allenatore della Lazio che, come capita ormai da anni, si ritrova di nuovo bloccata sul mercato per lo stesso, identico, problema. Anzi, a dirla tutta, la situazione si è pure aggravata, perché non riguarda solo l’indice di liquidità, ma anche gli altri due parametri che permettono alla Federazione di dare il via libera ai club per le operazioni finanziarie: l’indebitamento e il costo del lavoro allargato sono in negativo. Ed è per questo motivo che nemmeno vendendo qualche giocatore, la società potrà, al momento, tesserarne qualcuno.
I tre parametri
Prima di tutto, un chiarimento. Sarà l’ultima estate in cui la combinazione dei tre parametri avrà valore per valutare la solidità economica di un club. Dal prossimo calciomercato (quello di gennaio 2026) le regole cambieranno e convergeranno verso le norme Uefa, che sono per certi versi anche più stringenti (per esempio, sulla durata dei contratti). Ma l’indice di liquidità non verrà più considerato. Resteranno in piedi gli altri: l’indicatore del costo di lavoro allargato (cioè gli stipendi e il valore dei cartellini) che non potrà superare l’80% in rapporto ai ricavi; e l’indice di indebitamento, che stabilisce un rapporto tra i debiti e i ricavi in generale.







