Tra i 40 obiettivi Pnrr del 30 giugno che l’Italia certificherà di aver raggiunto per chiedere il riconoscimento dell’ottava rata da 12,8 miliardi di euro ce ne sono otto che nel loro insieme disegnano una svolta a suo modo storica: la Pubblica amministrazione italiana paga in media nei termini previsti dalla legge, che chiedono di non far attendere le aziende fornitrici più di 30 giorni e concedono 60 giorni nel caso della sanità. L’impresa è riuscita a tutti i comparti del settore pubblico (i target sono 8 perché riguardano tempi medi e ritardi in Pa centrale, Regioni, sanità ed enti locali), ed è misurata dal monitoraggio appena pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato.

Le tabelle indicano il traguardo di una battaglia contro i ritardi di pagamento avviata nel lontano 2013, quando le fatture presentate agli uffici pubblici languivano in media 120-130 giorni prima di essere saldate. Da quei dati, un colpo durissimo per un’economia già in recessione (-1,7% di Pil sull’anno prima) per le ricadute della crisi finanziaria, partì con il Governo Letta una delle più voluminose misure di politica economica mai realizzate fino ad allora, con un meccanismo di anticipazioni di liquidità da parte di Mef e Cassa depositi e prestiti che in più tornate distribuì 34,4 miliardi a Regioni (25,4 miliardi) ed enti locali (9 miliardi) per saldare i debiti commerciali e mitigare il fenomeno tutto italiano della morte di imprese soffocate da crediti e non da debiti. Insieme ai soldi, è arrivata nel tempo una pioggia di regole che, dopo qualche tentativo iniziale andato a vuoto, sono riusciti nel tempo a imbrigliare i pagamenti pubblici entro i termini di legge. Concludendo il cantiere di una delle riforme più sostanziali per la macchina pubblica e per il suo effetto sull’economia reale, anche se circondata da un silenzio distratto di tanta parte del dibattito politico.