Per aver accelerato alla vista di una pattuglia dei carabinieri e aver dato vita a un inseguimento durato oltre 20 minuti attraversando mezza Milano Fares Bouzidi è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione. L’accusa e la richiesta di pena di resistenza a pubblico ufficiale contestata dalla procura di Milano ha trovato d’accordo il gup del capoluogo lombardo, Fabrizio Filice. Quell’inseguimento avvenuto alle 4 del 24 novembre 2024 si era concluso con la caduta dello scooter guidato dal 22enne tunisino e la morte dell’amico-passeggero Ramy Elgaml.

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Con la sentenza di oggi arriva la prima determinazione giudiziaria di un dei diversi filoni d’inchiesta aperti dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini. Secondo il capo d’imputazione Bouzidi avrebbe commesso la resistenza «ponendosi alla guida del motociclo TMax di colore scuro, senza avere conseguito la patente di guida e dopo avere assunto sostanze stupefacenti (Thc), omettendo di fermarsi, dapprima di fronte all’intimazione dell’alt da parte della Pattuglia Volpe 40 del Nucleo Radiomobile, accelerando improvvisamente e sfiorando l’autoradio di servizio, che nell’immediatezza azionava i dispositivi di segnalazione luminosa e acustica di emergenza, con violenza e minaccia consistite nel darsi a precipitosa fuga a velocità elevatissima per circa otto chilometri, attuando manovre pericolose per l’incolumità della persona trasportata, delle pattuglie che si erano poste al suo inseguimento». Nell’interrogatorio di convalida dell’arresto flagranza, svolto a distanza di settimane dall’incidente dopo le dimissioni dall’ospedale, il ventiduenne aveva detto: «Ho incrociato la macchina dei carabinieri, ho reagito scappando quando si sono avvicinati perché ho avuto paura, non avevo la patente. Loro sono venuti dietro, ho accelerato e loro, ancora dietro».