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26 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:46

Tre appartamenti, che all’epoca dei fatti erano nella disponibilità dell’ex procuratore Giovanni Tinebra, sono stati perquisiti dai carabinieri del Ros su delega della procura di Caltanissetta guidata dal Salvatore De Luca. L’obiettivo è quello di trovare elementi utili per l’indagine sui depistaggi successivi alla strage di via D’Amelio. Tinebra – ex procuratore di Caltanissetta, morto nel 2017 – era responsabile della conduzione delle indagini immediatamente successive alla strage dove persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. E c’è anche il sospetto che lo stesso ex magistrato sia stato membro di una loggia massonica coperta nella città di Nicosia in provincia di Enna.

Le perquisizioni – avvenuto nelle province di Caltanissetta e Catania – sono state eseguite per chiarire “il contesto in cui si collocarono l’oramai accertato depistaggio sulla strage di Via D’Amelio e la ‘sparizione’ dell’agenda rossa di Paolo Borsellino”, scrive il procuratore Salvatore De Luca in una nota in con cui dà notizia del decreto eseguito da carabinieri del Ros. Agli atti del procedimento è stato “acquisito un appunto del 20 luglio 1992 (il giorno successivo alla strage, ndr) firmato da Arnaldo La Barbera, rinvenuto negli archivi della squadra mobile di Palermo in cui si legge che ‘in data odierna, alle 12, viene consegnato al dottore Tinebra, uno scatolo in cartone contenente una borsa in pelle e un’agenda appartenenti al giudice Borsellino'”. Un appunto che, spiega il procuratore di Caltanissetta, “privo di qualsiasi sottoscrizione per ricevuta di quanto indicato da parte da Tinebra non era mai stato trasmesso a quest’ufficio nell’ambito delle indagini per la strage di via D’Amelio, né La Barbera ne aveva mai fatto menzione nel corso delle sue escussioni”.