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Nelle ampie proteste antigovernative di mercoledì in Kenya sono state uccise sedici persone, ha detto a Reuters il capo della sezione di Amnesty International nel paese, e oltre 400 sono state ferite. Le ragioni di chi manifesta oggi sono le stesse delle enormi proteste di un anno fa, partite per contestare una legge sull’aumento delle tasse, poi ritirata, proseguite con la richiesta delle dimissioni del presidente William Ruto e concluse con 60 manifestanti uccisi. Anche la reazione del governo è rimasta la stessa: reprimere le proteste e vietare ai media di parlarne.

Le proteste si sono tenute in almeno 20 dei 47 distretti del Kenya, incluse le città principali del paese, e hanno partecipato migliaia di persone. Sia a Mombasa che in città come Kitengela, Kisii, Matuu e Nyeri ci sono stati scontri e la polizia ha provato a disperdere i manifestanti sparando lacrimogeni. A Nairobi, la capitale, il centro è stato chiuso con posti di blocco e la polizia ha circondato col filo spinato i palazzi delle istituzioni, tra cui il parlamento e la residenza del presidente.

Irungu Houghton, il capo di Amnesty Kenya, ha detto che la maggior parte delle persone morte è stata uccisa dalla polizia. Secondo un comunicato congiunto dell’Associazione dei medici del Kenya, dell’Unione degli avvocati del paese e del Police Reforms Working Group, un’organizzazione che si batte per riformare la polizia, almeno otto sono state ferite da colpi di armi da fuoco. Un dirigente dell’ospedale Kenyatta di Nairobi ha detto a Reuters che nella struttura sono stati ricoverati 107 manifestanti, la maggior parte dei quali colpiti da proiettili sia veri che di gomma.