Come racconta Joanne K. Rowling, noi, che viviamo a Londra, a New York o a Roma, prigionieri del mondo delle apparenze, siamo dei babbani: goffi, stupidi, chiassosi. Non siamo cattivi: siamo troppo stupidi per esserlo; la malvagità assoluta esiste soltanto di là, dove regnano le creature dell’aria. Ecco il principe dei babbani, Dudley Dursley, cugino di Harry Potter: tronfio, grasso, nell’uniforme della sua elegante scuola privata - giacchetta color melanzana, pantaloni alla zuava arancioni e paglietta. Circondato dal ripugnante affetto dei genitori, riceve moltissimi regali per il compleanno: cineprese, computer, aeroplani telecomandati, biciclette da corsa, che dopo un mese getta nel ripostiglio dei rifiuti.
Vent'anni di 'Harry Potter', quelle storie magiche che hanno segnato gli adolescenti d'allora
Gianmaria Tammaro
04 Gennaio 2022
Come quasi tutti gli scrittori per la giovinezza, la Rowling prova un profondo e divertito disgusto per la realtà che ci circonda. Non c’è da preoccuparsi. Ci vuole così poco per andare di là, dove la vita è molto più divertente. Il mondo dei maghi vive dentro le strade di Londra (e di Parigi, di New York, di Roma): solo che i babbani non riescono a scorgerlo. Basta battere un muro con la punta dell’ombrello, o insinuarsi tra il binario 9 e il binario 10 di King’s Cross, dove c’è il binario 9 e tre quarti, o varcare una lievissima barriera d’aria, e scivoliamo nell’oltre.







