Melania Petriello è una scrittrice, giornalista e autrice tv che sa unire al rigore dell’analisi giornalistica la forza evocativa della parola e della scrittura. Il suo ultimo libro, “La strada di casa”, pubblicato da Round Robin, è un reportage sulle identità perdute, ma anche un racconto appassionante – quasi un romanzo – capace di trasformare il dato giornalistico in storie emozionanti e profonde: quelle dei figli adottivi alla ricerca della loro origine biologica. Sono mezzo milione in Italia.
Con uno stile raffinato e incisivo, Melania racconta vite vissute spalancando porte verso le esperienze più intime dei suoi protagonisti, rendendo al lettore l’urgenza di un tema che riguarda l’identità personale e collettiva. Questa sua abilità nell’alternare analisi e narrazione le consente di mettere insieme, in un viaggio empatico e coinvolgente, la necessità dell’anonimato materno e il diritto alla consapevolezza delle proprie origini dei figli adottati.
Melania, come è nato questo viaggio alla ricerca delle radici?
Il viaggio è nato dal bisogno di raccontare i figli che cercano la propria origine biologica, cioè la madre che li ha partoriti in anonimato. In Italia, questa possibilità è prevista e tutelata da una legge fondamentale, frutto di importanti battaglie femministe. Grazie a essa, una donna può partorire senza essere nominata nei documenti ufficiali e suo figlio viene dichiarato adottabile.







