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Ultimo aggiornamento: 15:22
Doveva essere un “banale” procedimento per diffamazione nei confronti di un vignettista famoso e irriverente. Si sta trasformando, indirettamente, in un processo al primo partito italiano. La premier Giorgia Meloni, nel 2021, era davvero la “leader di un partito che ha cavalcato la xenofobia, il razzismo e il neofascismo”? Lo stabilirà il Tribunale di Roma, che sta processando per diffamazione – appunto – il vignettista e scrittore Vauro Senesi, che pronunciò questa frase il 25 febbraio 2021 durante la trasmissione di Rete4 Dritto e Rovescio, condotta da Paolo Del Debbio. A denunciare Vauro è stato Roberto Carlo Mele, indicato nell’atto di querela come rappresentante legale di Fratelli d’Italia, il quale ha dichiarato di aver proceduto su propria iniziativa con l’autorizzazione scritta di Meloni. La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione per Senesi, ma il gip di Roma ha ribaltato il giudizio, optando per l’imputazione coatta.
Questa mattina, 25 giugno, c’è stata la prima udienza. Sentito come testimone proprio Mele, che però è stato incalzato dalle domande dell’avvocato Lorenzo Borrè, difensore di Vauro. Il legale ha chiesto al dirigente meloniano se ricordasse che nel 2014 il simbolo di Fratelli d’Italia includeva il simbolo della Fiamma sopra un trapezio. “Sa cosa significa?”, chiede Borrè. “Non lo so, gira la storiella che il trapezio rappresenti la tomba di Mussolini”, ammette Mele. “Lei ha militato nelle organizzazioni giovanili dell’Msi?”, chiede ancora Borrè, ricevendo risposta affermativa: “Ricorda – prosegue il legale – che uno degli slogan di Giorgio Almirante era ‘non rinnegare, non restaurare’?”.







