C’è una foto di un cane. Una femmina è rannicchiata in un angolo, il corpo ossuto avvolto su se stesso, le zampe sotto la pancia. Gli occhi spenti. Questo quattrozampe si chiama Abagurl. E il suo nome ha smesso di avere un significato il giorno in cui è stata dimenticata da tutti. Fino a oggi.

Non era abbastanza per nessuno

Abagurl è arrivata al Barc Animal Shelter di Houston, in Texas, lo scorso 30 maggio, insieme ad altri cani. Proveniva da una casa dove l’amore non esisteva più, sommersa dal caos, dalla sporcizia e dall’indifferenza. Era una delle tante vittime silenziose di accumulatori seriali, persone malate che raccolgono animali senza potersene prendere cura. Aveva due anni. Ma non li dimostrava. Il suo corpo raccontava altro: pelo mancante sulla schiena, ossa sporgenti, la pelle aderente alle costole. Il rifugio ha provato a darle spazio, tempo, cure. Ma il danno più grande non era fisico. Era nella fiducia spezzata.

Non si girava nemmeno più verso la porta

Quando i visitatori passavano davanti alla sua gabbia, Abagurl non li guardava nemmeno. Si stringeva contro un vecchio asciugamano blu – l’unico rifugio tra lei e il freddo cemento. Non abbaiava. Non piangeva. Non chiedeva più nulla. Era come se sapesse che nessuno sarebbe mai tornato per lei. E in effetti, per due lunghissime settimane nessuno ha chiesto di lei. Nessuna richiesta. Nessun modulo di adozione. Nemmeno una speranza. “Non abbastanza carina. Non abbastanza sana. Non abbastanza giovane. Non abbastanza”. Così la descrivevano, senza mai dirlo ad alta voce.