Costi anomali, pellicole “fantasma” e documentazione incompleta. Sono questi i motivi che hanno spinto il ministero della Cultura a segnalare alla Guardia di Finanza, nell’ultimo anno e mezzo, oltre 120 film sospetti che hanno beneficiato del tax credit. L’obiettivo è verificare possibili irregolarità nei flussi di denaro, nelle fatture e nelle spese dichiarate. Il tax credit, introdotto dall’ex ministro Dario Franceschini per sostenere un settore in crisi, copriva fino al 40% dei costi senza un tetto massimo, favorendo in alcuni casi contributi molto elevati legati a spese gonfiate. Alcune produzioni con costi superiori ai 15 milioni di euro hanno ricevuto contributi superiori a 4 milioni, ma hanno incassato al botteghino appena 13 mila euro, attirando così l’attenzione delle autorità.