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Ultimo aggiornamento: 9:26

Il vertice romano, con Ursula von der Leyen al fianco della premier italiana Giorgia Meloni, è servito soprattutto a dare una cornice epica a qualcosa che epico non è: un pacchetto di progetti e finanziamenti che, a ben vedere, sono in gran parte soldi comunitari, vecchie iniziative riverniciate, o accordi multilaterali impacchettati col tricolore. Tipo il Global Gateway, per intenderci — il grande piano europeo da 300 miliardi per il Sud Globale, che già da anni promette investimenti in infrastrutture, digitalizzazione e sviluppo.

Il problema? Che venerdì scorso a Roma molte di queste iniziative sono state presentate come se fossero “Piano Mattei”. In pratica l’Italia sta “co-brandizzando” fondi europei come se fossero parte del Piano Mattei, pur non avendone la regia né la titolarità. Il risultato? Una narrazione un po’ ingannevole, parecchio patriottica, e decisamente sbilanciata.

Il Piano Mattei — quello vero — è un’iniziativa italiana, sì, ma con un budget molto più contenuto: 5,5 miliardi di euro, buona parte dei quali provenienti da fondi già esistenti nella cooperazione italiana. La governance? Ancora in costruzione. I progetti concreti? Pochi e frammentati. I paesi coinvolti? Un pugno selezionato — tra cui per esempio Tunisia, Mozambico, Egitto, Algeria, Repubblica del Congo Tanzania — scelti con criteri quantomeno discutibili.