Una potente esplosione provocata da un attentatore suicida ha semidistrutto una chiesa a Damasco, la capitale siriana, causando un numero imprecisato di morti e feriti, oltre a danni materiali. Lo riportano i media internazionali. L'attentatore si è fatto esplodere all'interno della chiesa di Mar Elias, nel quartiere di Dwelah, che ospita una folta comunità cristiana. Le immagini diffuse sui social media mostrano l'interno della chiesa devastato e i corpi di diverse vittime al suo interno, mentre le ambulanze si sono precipitate sul posto per evacuare i feriti. L'agenzia siriana Sana non precisa per ora il bilancio. «Un attentatore suicida ha azionato una cintura esplosiva all'interno della chiesa di Mar Elias, nella zona di Dweila, a Damasco», ha riferito la tv di Stato. Giornalisti dell'Afp sul posto riferiscono di distruzione all'interno della chiesa e pozze di sangue, del lavoro dei soccorritori che trasferiscono persone dal luogo dell'esplosione.
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Nel frattempo, si è concluso al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con la partecipazione delle Forze dell’ordine, delle agenzie di intelligence e delle strutture preposte alla cybersicurezza. L’incontro è stato preceduto, in mattinata, da una riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), organismo tecnico, cui hanno partecipato gli esperti delle forze di polizia e delle agenzie di intelligence. Durante la riunione sono stati presentati gli esiti delle recenti attività investigative e definite le nuove direttrici operative per far fronte ai potenziali impatti sulla sicurezza nazionale derivanti dalla crisi in Medio Oriente e dal deterioramento del quadro geopolitico internazionale. Al termine del Comitato nazionale, su impulso del ministro Piantedosi, sono state potenziate le attività di prevenzione e analisi dei rischi per la sicurezza interna, con particolare attenzione alle misure di contrasto al terrorismo. Massima allerta sugli obiettivi ritenuti sensibili: attualmente, in Italia, sono oltre 29.000 i siti sottoposti a vigilanza, tra cui oltre 10mila infrastrutture critiche. Tra questi, circa un migliaio riguardano interessi statunitensi e israeliani.










