(di Elisabetta Stefanelli)
A Cervia Grazia Deledda passava le lunghe estati, la scrittrice sarda lo fece per molti anni a partire dal 1920 fino alla morte avvenuta nel 1937, e si concedeva spesso lunghe, solitarie passeggiate in un paesaggio, tra pinete e dune, allora incontaminato dove sognava di essere un gabbiano.
Qui le capitava certamente di incontrare molte specie di animali e ci sono oltre trenta novelle scritte dall'autrice che hanno come protagonisti gli animali, molti ne suggeriscono anche il titolo.
Come quella commovente che ha come protagonista Il cinghialetto. Ma da allora a oggi molte cose sono cambiate nel paesaggio della zona e la cosa spettacolare è che se molte specie sono scomparse, altre hanno trovato un nuovo habitat diventando il simbolo di un territorio bellissimo che nonostante l'urbanizzazione, mantiene un habitat a tratti selvaggio. Lo raccontano Eraldo Baldini e Massimiliano Costa nel libro 'Romagna selvatica, ieri e oggi' (Il ponte vecchio), che è stato al centro di un incontro nell'ultima edizione del festival dedicato a Grazia Deledda, ''Una Nobel a Cervia''.
Proprio nel giardino di Villa Caravella, allora affacciata sul mare, che acquistò nel 1928, la premio Nobel trascorreva le sue giornate. ''Sicuramente - racconta Massimiliano Bruno - la scrittrice aveva modo di incontrare ogni tanto una lontra. Ora non ce ne sono più, sono scomparse negli anni Settanta. Viveva nelle paludi ed era molto diffusa tanto che si usava dire 'sei sporco come una lontra' per l'abitudine di questa specie di giocare rotolandosi nel fango. Poi ad un certo punto fu considerata dannosa e la campagna contro la sua diffusione fu talmente violenta da segnarne l'eliminazione totale''. Stessa sorte nel tempo è accaduta a tanti animali della zona, c'erano ad esempio gli orsi che non sono mai più tornati mentre è tornato il lupo. C'erano i pellicani e i castori, la volpe, il tasso e la faina, tutti animali considerati da abbattere.







