È corso a Firenze perfino il Ministro della cultura Giuli per presenziare alla fase finale dello smontaggio della gru del piazzale degli Uffizi, dopo 19 anni di onorato servizio e di invasiva permanenza nello skyline fiorentino. Alla fine il costo per il montacarichi (pressoché invisibile rispetto alla precedente gru) che sostituirà la “giraffa” di metallo e servirà a proseguire il lavoro nel cantiere dei Nuovi Uffizi è sceso da 400mila a 180mila euro, pagati anche da aziende private fiorentine che hanno risposto all’appello della Direzione degli Uffizi, forse sperando di passare alla storia per un momento epocale.

In realtà serviva dare un impulso di cambiamento, un’idea che quel cantiere apertosi nel 2006 non è eterno e prima o poi il piazzale degli Uffizi tornerà completamente fruibile dagli eserciti di visitatori e dai (sempre più rari) fiorentini che vi transitano. La realtà è che quella gru, per poche ore, si è rivelata un’arma di distrazione di massa, perché i problemi sono altri..sempre i soliti, ma altri. Il momento dello smontaggio della gru l’avevamo preannunciato lo scorso 20 aprile sulle pagine di questo giornale, in un articolo in cui avevamo sottolineato soprattutto “la lentezza di un cantiere che ha attraversato cinque legislature, nove governi con due Presidenti della Repubblica (ma in effetti sarebbero quattro), dieci ministri della cultura di diversi partiti, quattro soprintendenti e due direttori manager, un numero imprecisato di direttori dei lavori”.