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Mahmoud Khalil, l’attivista per la Palestina ed ex studente della Columbia University arrestato lo scorso marzo negli Stati Uniti e detenuto da allora, è stato scarcerato per ordine di un giudice. Si trovava nel carcere di Jena, in Louisiana, a più di 2mila chilometri dalla sua famiglia a New York. Era detenuto da 104 giorni, senza che contro di lui fosse mai stata formulata alcuna accusa formale.

Il giudice ha detto che c’è almeno un motivo per credere che il carcere sia stato un modo per «punire» Khalil per la sua partecipazione alle proteste a favore della Palestina organizzate nel campus a inizio anno. «E questo, ovviamente, sarebbe incostituzionale», ha aggiunto.

Khalil era stato uno dei volti principali di quelle proteste, ed era stato arrestato con l’accusa di aver partecipato a manifestazioni in «favore di Hamas». In seguito era stato accusato anche di aver omesso alcune informazioni importanti nella domanda per ottenere la green card, il permesso di soggiorno permanente. In seguito l’amministrazione del presidente Donald Trump avevano giustificato la sua detenzione appellandosi a una vecchia norma per cui una persona può essere espulsa se si ritiene che possa in qualche modo ledere la politica estera degli Stati Uniti.