Milano – I segni bianchi lasciati dal gesso sull’asfalto sembrano disegnare la tragedia. Le frecce, i cerchi tracciati dai vigili lasciano immaginare il disastro di poche ore prima. Il monopattino che percorre il viale alberato di corso Sempione e attraversa verso l’Arco della Pace passando sulla pista ciclabile. La macchina, un’Audi Tt nera, che arriva da destra, da via Canova, e prosegue dritto. Corre, secondo i primi accertamenti. Il semaforo lampeggia, sono quasi le 3.30 della notte tra giovedì e venerdì. L’automobilista — che sarà trovato positivo all’alcol test, con un livello di alcol nel sangue di 1,28 grammi per litro — dovrebbe frenare, rallentare. Non lo fa. L’impatto è inevitabile, devastante. L’auto si va a schiantare a una ventina di metri di distanza. La stessa sorte tocca al giovane sul monopattino elettrico: viene sbalzato contro il cordolo in cemento di un marciapiede. Indossa il casco, ma non basta.
Lo scontro è fatale per Marco Cutrona, vent’anni, che muore poco dopo al pronto soccorso del Niguarda. Che perde la vita in centro a Milano, nel cuore della notte, andando al lavoro. Il ragazzo era uscito pochi minuti prima da casa — un’abitazione distante tre chilometri — per raggiungere un forno dall’altra parte della città in cui da due anni lavorava come apprendista panettiere. Un’occupazione conquistata dopo un’esperienza con l’alternanza scuola lavoro fatta mentre frequentava il “Ciofs” di Cinisello Balsamo, un istituto professionale dei Salesiani.











