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Ultimo aggiornamento: 13:23
Mentre le guerre in Ucraina e Medio Oriente sono al centro dell’attenzione nazionale e internazionale, l’8 luglio in commissione Difesa della Camera inizieranno i lavori per arrivare a una proposta di legge che riformi l’esercito e che potrebbe istituire una riserva militare. Sul tavolo infatti c’è una proposta della maggioranza di centrodestra che punta a costituire un bacino di 10mila riservisti.
La proposta di Nino Minardo della Lega vuole “istituire, nell’ambito delle forze armate, un bacino di 10.000 unità di personale militare da destinare a riserva ausiliaria dello Stato“. Il deputato leghista prende ad esempio altri paesi europei come Francia, Germania e Gran Bretagna che hanno un sistema simile. La riserva militare riguarderebbe chi è in congedo e ha già prestato servizio come volontario in ferma triennale (Vft) o in ferma iniziale (Vfi). Si tratta quindi di personale già addestrato e formato che, su base volontaria, può rendersi disponibile per la riserva per cinque anni prolungabili.
L’impiego dei riservisti, in base alla proposta appoggiata dal governo, avverrebbe “in caso di urgente necessità“, ma gli scenari possibili sono molteplici. La mobilitazione potrebbe verificarsi “sia in tempo di guerra o di grave crisi internazionale o, comunque, in situazioni di grave crisi suscettibile di ripercuotersi sulla sicurezza dello Stato, sia per la difesa dei confini nazionali, sia in caso di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale da parte del Consiglio dei ministri” si legge nella proposta di Minardo. Se si facesse ricorso ai riservisti, questi potrebbero essere richiamati in servizio per periodi trimestrali rinnovabili fino alla fine della situazione che ne ha giustificato l’impiego.









