L'Unione italiana Food esporta il 40% del totale dell'industria alimentare e le prospettive sono positive, ma resta il nodo dazi.

Sono 30 miliardi di piatti di pasta, 56 miliardi di tazzine di caffè, quasi 1 miliardo di chilogrammi tra biscotti, fette biscottate, crackers e dolci come pandori, panettoni e colombe, 4 miliardi di prodotti a base di cioccolato. I dati sono stati forniti in occasione della settima assemblea annuale dell'Unione italiana Food a Pollenzo (Cuneo), all'Università di Scienze gastronomiche.

L'export 2024 dei settori rappresentati dall'associazione ha sfiorato i 23 miliardi di euro (+11% in valore). Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano i principali mercati di destinazione.

Mentre Asia, Nord Europa e Medio Oriente rappresentano nuove opportunità per referenze salutistiche e plant-based.

Resta aperto il nodo Usa con i dazi che potrebbero frenare l'export verso il primo mercato extra-Ue. "La nostra - ha dichiarato Paolo Barilla, presidente di Uif - è un'industria che unisce tradizione e innovazione, che ha portato verso il futuro il sapere artigianale italiano e che investe in tecnologia, export, salute e sostenibilità".