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Ultimo aggiornamento: 8:09

La Sogin, società che si occupa dello smantellamento dei siti nucleari italiani, è stata condannata al reintegro dell’ex amministratore delegato pro tempore, Emanuele Fontani. Il Tribunale di Roma ha annullato il suo licenziamento, avvenuto nel 2024, dopo almeno tre anni di terremoto per l’azienda, tra inchieste e guerre interne alimentate da interessi economici e politici. E a tre anni da quando, in qualità di ad pro tempore, aveva segnalato – insieme ai colleghi di una task force da lui stesso istituita – le irregolarità rilevate durante verifiche interne sugli appalti del deposito nazionale per le scorie radioattive. Tutto finito in un dossier, che la task force consegnò nel 2021 al cda che l’aveva incaricata, invocando le tutele di legge previste per i lavoratori che segnalano illeciti.

L’operazione ribattezzata self cleaning – Sogin era già al centro di polemiche per le spese fino a poco tempo fa pagate con le bollette degli italiani, accumulando ritardi sulla dismissione delle centrali e anche la gestione Fontani, ad dal 2019, era stata al centro di polemiche e inchieste giornalistiche, come quelle che l’hanno preceduta e seguita. Ma quella partita con la task force era l’operazione voluta dall’ex ministro Roberto Cingolani, ribattezzata con una certa fiducia di self cleaning e in seguito alla quale quattro dirigenti furono licenziati per spese ingiustificate e appalti senza gara. Vicende su cui la procura di Roma ha aperto tre inchieste penali.