Cento decreti legge, cifra bella tonda per il governo Meloni dal suo insediamento: 84 sono diventati effettivamente legge, quattro sono in conversione e 12 sono decaduti. Una media mensile di 3,03 decreti al mese, in linea con il governo Draghi (3,07) e il Conte bis (3,07), ma non col Conte uno (1,69). La sostanza degli ultimi anni, comunque, è che i "casi straordinari di necessità e urgenza", come previsto dalla Costituzione affinché anche il governo - oltre al Parlamento - possa esercitare una propria prerogativa legislativa, sono sempre più numerosi.
Si è partiti col famoso decreto rave, carceri, giustizia e obblighi di vaccinazione, passando per il decreto sicurezza, Ponte sullo Stretto o quello bollette salute e fisco, oppure Pa, sport e Giubileo, finendo con gli ultimi di giovedì scorso: uno recante disposizioni urgenti in materia fiscale e l'altro con misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi che contiene in particolare norme sull'ex Ilva.
Troppi emendamenti che stravolgono i decreti. E Mattarella convoca La Russa e Fontana
Concetto Vecchio
Gli atti di questo tipo hanno effetto immediato, cioè a partire dalla loro pubblicazione in Gazzetta ufficiale, cosa che in media avviene dopo 4,7 giorni. Ma decadono se non vengono convertiti in legge dalle Camere entro 60 giorni, ed è quindi come se non fossero mai esistiti. Qualche esempio di decreti abortiti? Decreto ex Ilva bis (gennaio 2025), decreto riorganizzazione del sistema scolastico (gennaio 2025), decreto Paesi sicuri (ottobre 2024), decreto carburanti e Marche (novembre 2022).






