«L’arbitro deve tornare a fare l’arbitro». Ciò che più colpisce di Paolo Casarin, 85 anni, 200 gare in serie A fra ’71 e ’88, uno dei più grandi fischietti di sempre, non è tanto la sua formidabile memoria, capace di ricostruire i dettagli di un meeting a Sarajevo di trent’anni fa o gli ammoniti di un Fiorentina-Juventus del 1982, quanto l’intatta propensione al futuro. Ancora oggi, nel suo elegante appartamento pieno di libri, foto e ricordi di viaggi accumulati nei viaggi di una vita insieme all’inseparabile moglie Francesca, continua a lavorare sullo sviluppo non solo dell’arbitraggio, ma del calcio. Aggiorna statistiche, continua a studiare, scrive commenti e articoli per il Corriere, è impegnato con un libro, in uscita tra poco.
Casarin: «Arbitri, cercatevi un lavoro. Meglio per la vostra vita»
Il maestro dei fischietti, 85 anni: «Servono più donne ad alto livello». Poi chiede tolleranza zero contro simulazioni e rigorini. «Sono contro lo spirito»






