TREVISO - Due bambine morte per soffocamento in poco più di due mesi nella Marca. Viviana Maria Barel, bambina di poco più di 2 anni di Revine, sabato sera ha improvvisamente smesso di respirare a causa di una ciliegia. Mentre lo scorso novembre Rokhaya Guisse, neonata di cinque mesi di Tezze di Piave, aveva perso la vita dopo aver inalato un pezzo di banana. Due tragedie che hanno scosso l’intera provincia di Treviso. Le stime dicono che in Italia sono una cinquantina i bambini che ogni anno muoiono soffocati. Praticamente uno a settimana. Purtroppo ci sono situazioni imponderabili. E l’unica strada percorribile per ridurre i rischi è quella della sensibilizzazione e della prevenzione, facendo aumentare il numero di persone che conoscono le manovre per trattare il soffocamento causato dall’ostruzione delle vie aeree superiori.

«È un argomento serio, che andrebbe affrontato nei corsi pre-parto e nelle scuole secondarie, magari anche con delle riunioni tra alunni e genitori - spiega Gianfranco Battaglini, pediatra di libera scelta a Vazzola, vicesegretario della Fimp Veneto, la federazione dei medici pediatri - nessuno pretende che ci si trasformi in rianimatori. Anche i medici non ricevono una specifica formazione in merito. Ma sarebbe fondamentale che almeno in assenza di altro si conoscano le principali manovre disostruttive, che potrebbero essere poste in atto anche con il supporto in telemedicina dei soccorritori del 118».