Nel micidiale botta e riposta, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno avvertito: "Si invitano i residenti di Tel Aviv a evacuare il prima possibile". E poi in serata l'avviso di evacuazione emesso da Teheran e rivolto ai canali di informazione israeliani N12 ed N14.

La tv iraniana bombardata da Israele

Tel Aviv - Poco dopo le 18 sono rimbalzate in Israele le sconvolgenti immagini in diretta dell'attacco all'emittente statale iraniana Irib, portavoce degli ayatollah, a Teheran. La conduttrice Sahar Emami, col capo coperto dal velo nero e blu, annuncia con concitazione di essere sotto un bombardamento nemico, poi si sente una forte esplosione. Cadono calcinacci, detriti, si alza il fumo, blocchi di cemento crollano dal soffitto, lei scappa via dallo studio. Lo schermo si riempie di buio, si sente una voce gridare più volte: "Allahu Akbar". Filmati ripresi dall'esterno mostrano l'edificio in fiamme. Poco dopo la rete è tornata in diretta con Emami: "Quello che avete visto è un crimine palese del regime sionista sulla terra santa dell'Iran", ha detto, "le nostre forze armate, risolute, continuano a percorrere la strada del nostro popolo innocente". Nel mentre Benyamin Netanyahu, in un'intervista all'Abc, non ha escluso di volere l'eliminazione dell'ayatollah Ali Khamenei. Alla domanda sul presunto veto del presidente Donald Trump, secondo cui l'uccisione della Guida Suprema dell'Iran aggraverebbe la situazione, il primo ministro israeliano ha risposto: "Non l'aggraverà, ma vi porrà fine". Poi, è stato tutto un crescendo di minacce incrociate tra Iran e Israele. Poco tempo prima che i caccia dell'Iaf facessero cadere le loro bombe, era arrivato un messaggio di evacuazione in farsi dall'Idf per la popolazione che abita vicino al quartier generale dell'Irib. Il ministro della Difesa Israel Katz ha anticipato l'attacco con una dichiarazione: "Il portavoce della propaganda e dell'incitamento iraniano sta per scomparire". Successivamente l'esercito ha confermato ufficialmente l'attacco alla tv di Stato, spiegando che "il centro comunicazioni del regime è stato utilizzato dalle forze armate iraniane per promuovere operazioni militari sotto copertura civile".