di Cristian Pagliariccio*

L’Austria ha proclamato tre giorni di lutto nazionale per quanto accaduto a Graz: un ventunenne è tornato nella sua ex scuola ed ha ucciso dieci persone, ferendone altre, prima di togliersi la vita. Alcuni media austriaci hanno ipotizzato che un possibile movente potesse essere il bullismo, subìto dall’aggressore quando era più giovane.

Non commenteremo i fatti. Quando ci sono vittime, anche se lontane, il rispetto emotivo è una priorità. Ci soffermeremo, invece, su quanto avvenuto in Italia a partire dall’ipotesi del movente: una serie di dibattiti scorretti sul bullismo.

È bene ricordare, infatti, che ridurre un atto di violenza così estremo a una singola causa interpretativa rappresenta un errore pericoloso. Il bullismo subìto è certamente una fonte di dolore per le vittime e può essere uno dei fattori di rischio significativi per lo sviluppo di disturbi psicologici e comportamenti antisociali. Tuttavia, ci sono migliaia di persone che hanno subìto il bullismo e non hanno mai compiuto gesti estremi. La violenza estrema nasce dall’interazione complessa di molteplici fattori, amplificati da credenze personali e dalla cultura di riferimento della persona che la compie.