Limatura, da parte dell’Istat, per l’inflazione di maggio che, nella seconda stima viene indicata all’1,6%, a fronte dell’1,7% della prima lettura. Il dato segna una decelerazione rispetto ad aprile quando il carovita si attestava all’1,9% ma per i cittadini cambia poco. Anche perché il sotto indice noto come “carrello della spesa”, che include solo beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, registra invece un aumento da 2,6 a 2,7%.

L’inflazione acquisita per il 2025 (ovvero il dato che si avrebbe a fine anno in caso di variazioni nulle da qui a dicembre) è pari all’1,3%. Maggio è stato un mese caratterizzato da un prezzo del petrolio su valori bassi. Se dovessero perdurare i forti rincari innescati dall’attacco israeliano all’Iran è verosimile che le pressioni sui prezzi al consumo aumentino nelle prossime rilevazioni.

Guardando alle singole categorie di prodotti, i rincari più forti sono quelli degli alimentari che costano, in media, il 3,2% in più di un anno fa. Scarpe e vestiti si pagano l’1% in più, le spese sanitarie e per la salute sono cresciute dell’1,6%. Sale anche il costo delle abitazioni e delle bollette (+ 3,9%), di alberghi e ristoranti (+ 3,4%) e dell’istruzione (+ 3%). A frenare il dato complessivo sono i trasporti (- 1,9% su maggio 2024) e le comunicazioni (- 4,3%).