di

Gianni Santucci

S’acquattano nell’erba o all’ombra delle tombe. Non danno noia, né creano alcun disagio a chi s’inoltra nello sterminato camposanto. La specie venne introdotta in Italia qualche decennio fa «per scopi venatori»

Non sono lepri e neppure conigli, pur se come quelle bestiole si muovono: a balzelli (parecchio veloci, soprattutto nei primi metri). «Sono sempre qui», sorride un’anziana donna seduta all’ombra vicino al Campo 87, in queste prime giornate d’afa. «Vengo sempre a portare un fiore a mio marito, e sempre li incontro. Fanno compagnia». Tecnicamente, sono animali «alloctoni». Ovvero esotici. Si può anche dire: alieni. In questo caso, la specie è originaria del Nordamerica. Da qualche tempo s’incontra però anche a Milano, al cimitero Maggiore di Musocco. Trattasi di «silvilaghi». Nome più comune, mini-lepri: saltellano tra le lapidi, corrono tra monumenti funerari, s’acquattano nell’erba o all’ombra delle tombe. Non danno noia, né creano alcun disagio a chi s’inoltra nello sterminato camposanto.

I silvilaghi «sono più piccoli delle lepri, hanno orecchie più corte, somigliano ai coniglietti», racconta Monica Di Francesco, responsabile del settore faunistico del parco del Ticino. «Sono abbastanza adattabili e molto prolifici, per questo si diffondono anche in ambiente urbano, tra prati e boscaglie nei quartieri di periferia». La mini-lepre venne introdotta in Italia qualche decennio fa «per scopi venatori»: moltiplicazione di prede per i cacciatori, un po’ come i cinghiali dell’Est Europa. Queste introduzioni creano comunque un qualche squilibrio, a volte generano competizione con le specie autoctone: il caso più macroscopico è quello dello scoiattolo grigio (anch’egli nordamericano) che ormai ha conquistato i parchi milanesi. Per ora la mini-lepre fa qualche danno in campagna alle coltivazioni di mais. In città è vittima di un agguerrito predatore: il gatto. Tra le tombe di Musocco non s’aggirano felini.