Una “resistenza arcobaleno”: contro “identità sempre più minacciate da attacchi diretti”, rigurgiti di pensiero fascista, venti di guerra e narrazioni militarizzate. È una chiamata a una piazza il più ampia possibile, quella dei dieci anni del Liguria Pride.

Con oltre 35 mila persone attese, dopo una settimana di partecipazione record al Pride Village ai Giardini Luzzati su temi che spaziavano dalle famiglie queer al fascismo, dalla manosfera al carcere, ieri con Daria Bignardi. Perché “nessuno si salva da solo, senza le altre identità unite”.

E dunque, la parata del Pride di oggi, con i carri e gli striscioni - che partirà da via San Benedetto alle 16 per arrivare in piazza De Ferrari - sarà il più aperta possibile: il manifesto politico di una resistenza che coinvolga tutti i cittadini e le cittadine, non solo appartenenti alla comunità lgbtqia+. Quanto alla politica, dopo gli anni di conflitto aperto con l’amministrazione Bucci (dalla battaglia legale contro il riconoscimento dell’atto di nascita di una bambina figlia di due madri all’attacco al Village Kids di Fratelli d’Italia e Lega), l’approccio della comunità lgbtqia+ rispetto al cambio di colore della giunta appare cauto. Il patrocinio del Comune negato dall’allora sindaco di Genova e poi non più richiesto dagli organizzatori del coordinamento Liguria Rainbow anche quest’anno non ci sarà: “Non lo abbiamo chiesto alla nuova amministrazione perché non c’erano i tempi tecnici – chiarisce Ilaria Gibelli, attivista di Rete Lenford, avvocata e presidente del Liguria Pride – poi vedremo di lavorare in sinergia con la sindaca e costruire un percorso. Quello che auspichiamo non è un semplice ufficio dedicato, ma diventare finalmente interlocutori veri, per portare avanti le nostre battaglie intersezionali”. Silvia Salis ha fatto sapere che alla parata ci sarà, da privata cittadina.