«L’Europa deve decidere se stare dalla parte dello stato di diritto o dalla parte dell’autoritarismo». Ilaria Salis, eurodeputata di AvS, affida a La Stampa il suo appello dieci giorni prima che la commissione Juri del Parlamento europeo si esprima sulla richiesta, inoltrata dal governo ungherese, di revocarle l’immunità parlamentare. La stessa immunità che un anno fa, il 14 giugno 2024, il tribunale di Budapest le riconobbe, togliendole il braccialetto elettronico nell’appartamento in cui scontava gli arresti domiciliari e consentendole di tornare libera e interrompere il processo, durato 15 mesi, nel quale era stata imputata per presunte aggressioni contro militanti neonazisti. Era sembrata la fine di un incubo.

Salis, ora cosa rischia?

«Se la commissione il 24 giugno, e poi la plenaria i primi di luglio, dovessero votare per la revoca della mia immunità, si riaprirebbe il processo a mio carico in Ungheria. Da Budapest potrebbe venire emesso un mandato di cattura e potrei essere arrestata in Italia o a Bruxelles, mentre sono al lavoro».

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Cosa teme?