Vien spontaneo parafrasare una poesia di Edmondo De Amicis: «Non sempre il tempo la beltà cancella, Vilma Tomasi ha ottant’anni e più la guardi e più ti sembra bella». Scherzo ed esagerazioni dell’autore di «Cuore» a parte, l’imprenditore donna (autodefinizione) della moda trentina, lunedì 16 giugno, compirà questa bella cifra tonda tonda di anni. Ce lo ricorda lei stessa con una punta di malcelato orgoglio durante una lunga chiacchierata in quella «jungla» di colori che è la sua ultima (sarà davvero l’ultima?) boutique, quella in piazza Duomo. «Potendolo — garantisce — non mi toglierei di dosso neanche un anno. Sto bene così». Poi, a proposito della sua boutique, le sfugge un «un paio di annetti qui in piazza Duomo me li faccio ancora. Ma, se per caso, qualcuno o qualcuna nell’immediato futuro mi chiedesse di chiudere i battenti perché gli servono i muri, farei, e farò comunque, chissà... certamente in occasione del mio compleanno... una grossa svendita in favore delle mie clienti più affezionate con percentuali di sconto fino al 50%». Dunque, per Vilma Tomasi sono ottanta gli anni, molti dei quali di lavoro (e lei puntualizza: «Cinquantasette, le sembran pochi?») vissuti qui in città da protagonista della moda, ma anche, talvolta, da autentico personaggio. Ha gestito diverse boutique, in via San Marco con il «Carnaby Street», aperto nel novembre del 1967, quindi a fronte l’«Io». Successivamente in via Oss Mazzurana e in altre vie ed ora, appunto, in piazza Duomo. Ha organizzato decine e decine di sfilate di moda qui in città: alla «Mandragola», «Vecchia Trento», «Ufo». La prima sfilata, ad esempio, alla «Vecchia Trento» nel 1970 con una modella che sarebbe diventata una star dell’intrattenimento televisivo della Rai: Mara Venier.
Vilma Tomasi, la signora della moda che portò le minigonne a Trento: «Il mio '68 tra le boutique di Parigi e le lotte per il Vietnam»
La pioniera della moda trentina: «Ho conosciuto Renato Curcio e Mara Cagol e li ho frequentati, in particolare, alla “Cantinota”, accanto alla mia prima boutique, il “Carnaby Street”. Ricordo il loro matrimonio religioso a San Romedio»







