La presidenza Biden rischia di passare alla storia come quella implosa nell’intervallo di tempo più breve. Dopo meno di otto mesi alla Casa Bianca la disfatta in Afghanistan ha travolto le ambizioni dell’uomo che voleva passare alla storia come il Roosevelt del XXI secolo.

La credibilità in politica è fungibile. Un leader che ha subito una batosta su scala planetaria difficilmente riuscirà ad esercitare il suo ruolo guida anche in altri ambiti. Ad ogni uscita, ad ogni discorso, ad ogni conferenza stampa, ad ogni incontro internazionale per gli americani rappresenterà la personificazione dell’umiliazione. Il “loser” per antonomasia, che per l’opinione pubblica a stelle e strisce è la peggiore etichetta immaginabile (peggiore persino di “liar”, bugiardo). Soprattutto per i militari e i veterani che in America sono circa 20 milioni (senza contare le loro famiglie) che vivono lo smacco militare come un’infamia.

I sondaggi a picco, lo scontro coi servizi e gli attacchi dei Repubblicani: la scommessa (persa) di Biden sull’Afghanistan ora può diventare un boomerang

Senza contare che se i talebani, o chi per essi, dovessero catturare degli ostaggi occidentali gli Usa rivivrebbero l’angoscia di Teheran nel 1979. Il parallelo con Jimmy Carter diventerebbe plateale come quello tra Saigon e Kabul.