Colorado Springs (Colorado), 12 giu. (askanews) – (di Cristina Giuliano) Colorado Springs non è soltanto la città olimpica degli Stati Uniti d’America poichè ospita il Comitato Olimpico e Paralimpico Usa e lo U.S. Olympic & Paralympic Training Center: ha saputo anche conservare e rivisitare il suo passato iconico della corsa all’oro portandolo nella modernità.

Ne è un esempio The Mining Exchange Hotel, luogo elegante ma epico ed edificio storico. Mura che hanno ospitato pionieri e cacciatori di tesori in cerca della loro fetta di corsa all’oro, scavando ad alta quota e dando vita a un enorme boom economico: i minatori portavano il loro bottino in città, proprio in questo edificio dove venivano coniate fortune e la città iniziò a prosperare e crescere nei decenni a venire, come spiega Michelle Apricio a nome dell’hotel. L’edificio porta la firma di Winfield Scott Stratton che lo costruì nel 1902.

Il Board of Trade and Mining Exchange di Colorado Springs fu istituito nel 1894 e divenne il più grande al mondo. Era una sorta di borsa valori in cui le miniere vendevano azioni per finanziare la produzione e l’esplorazione. Secondo il libro di Marshall Sprague “Newport in the Rockies”, Bob Womack – figura storica della gold fever – scoprì l’oro a Cripple Creek, in Colorado, nel 1891, dando inizio alla corsa all’oro di Cripple Creek. Nel 1894, tre borse valori di Colorado Springs trattavano azioni di società minerarie aurifere. La Colorado Springs Mining Exchange negoziava più azioni di qualsiasi altra borsa al mondo. Cripple Creek divenne un centro di estrazione mineraria e in seguito una città. Nel 1900 la produzione aurifera di Cripple Creek era di 20 milioni di dollari. La borsa operò dal 1894 al 1925 e, al suo apice, la sua sala contrattazioni registrò transazioni annuali per oltre 34 milioni di dollari.