LOS ANGELES. Sono le 18 quando i manifestanti si concentrano davanti a City Hall, nel cuore di Los Angeles Downtown. Un cordone di poliziotti fa la guardia in cima alla scalinata dall’ingresso dell’edificio. Ci sono circa duemila persone. Per due ore hanno sfilato nelle vie adiacenti, un corteo colorato ricco di slogan, con i clacson delle auto a salutare e benedire la «protesta pacifica».
La polizia è schierata in massa, ci sono gli agenti del LAPD; quelli della contea. La Guardia Nazionale resta a presidiare i palazzi federali come da indicazioni e regole di ingaggio. Lentamente gli agenti iniziano a sigillare il perimetro di sicurezza. La “zona rossa” si allarga a tre isolati a nord e sud di City Hall. È un’operazione preventiva, l’idea è quella di chiudere l’area calda in modo da svuotare la piazza di manifestanti prima che il coprifuoco abbia inizio.
California, continuano le proteste nonostante il coprifuoco: numerosi gli arresti di manifestanti
Verso le 18 i giovani si riversano davanti a City Hall. La polizia inizia a spingere la folla lungo N Spring Street da entrambi le direzioni. Lascia la via di fuga verso nord verso Gloria Molina Grand Park. È un appezzamento di verde, con alcuni giochi, stazioni per la ricarica di cellulari e di veicoli. Una scalinata porta poi a un livello superiore verso N Hill Street. È un quadrato di poche centinaia di metri delimitato dalla polizia a cavallo, da agenti in tenuta anti sommossa e da decine di auto con sirene spiegate che bloccano gli accessi. Non entra e non esce nessuno. I manifestanti urlano gli slogan e si assembrano davanti agli agenti. Sono oltre un centinaio, bandiere del Messico, mascherine sul viso e rabbia per le deportazioni.










