Un inizio d’anno complicato - come, peraltro, da attese - con un calo dell’export a 5,5% a 6,2 miliardi nei primi due mesi, accentuato verso i mercati extra europei (-9,3%), e una richiesta della cassa integrazione guadagni in forte crescita: tra gennaio e marzo sono state autorizzate 13, 1 milioni di ore, il 20,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un anno che aveva già registrato importanti richieste di ammortizzatori sociali da parte delle aziende della filiera in crisi.

I dati, forniti dall’Ufficio Studi di Confindustria Moda, confermano una situazione di crisi per le 40mila aziende del comparto tessile-abbigliamento italiano che sono riunite nell’associazione. Di cui otto su 10 si aspettano di chiudere il primo semestre con ricavi stabili o in calo rispetto all’anno scorso. «Ci sono quattro fattori che influenzano negativamente il nostro comparto: i dazi, sebbene l’effetto sia ancora indiretto; l’incertezza che frena gli investimenti; il costo dell’energia che pesa soprattutto sul tessile; la dimensionalità delle nostre imprese che sono piccole. Stiamo lavorando a stretto contatto con il governo, ma è fondamentale, ora più che mai, che le istituzioni accompagnino questi sforzi con politiche industriali mirate e tempestive».