Adriano Panatta non ha dubbi: la finale del Roland Garros tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è stato un incontro epico, il più intenso e combattuto di sempre. Su La Verità, l’ex campione del 1976, anno in cui vinse Internazionali d’Italia, Roland Garros e Coppa Davis, ha definito la partita, decisa al super tie-break, la più lunga mai vista a Parigi. “Uno spettacolo di tensione emotiva e dispendio energetico”, ha detto, confessando di essersi sentito esausto pur guardandola dal divano.
Per Panatta, il tennis è uno sport diabolico, come suggerisce il titolo del suo libro "Il tennis l’ha inventato il diavolo" (2019). “È logorante, stressante”, spiega, citando Goran Ivanišević: un tennista affronta cinque avversari – giudice di sedia, pubblico, raccatapalle, campo e sé stesso – oltre all’avversario in campo, che paradossalmente è il meno temibile. Panatta, con il suo stile sornione, ha commentato diplomaticamente il tifo francese, spesso contro Sinner: “Alcaraz, mediterraneo e sanguigno, è più empatico; Sinner, con il suo aplomb, educazione e stile, è controllato, ma altrettanto apprezzabile”. La finale è stata un’esplosione di emozioni, uno scontro che ha tenuto incollati gli spettatori, mostrando la natura unica del tennis, sport che sfida mente e corpo. Per Panatta, questo match è stato puro spettacolo, un viaggio estenuante verso il “Paradiso” del trionfo, che conferma la grandezza di entrambi i giocatori.








