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Intervista a Giulia Ligresti. Gli arresti, l'assoluzione e le missioni umanitarie. "Trattata da criminale, non chiamatelo "errore"
Giulia Ligresti è una manager molto stimata, è un'artista del design, impegnatissima in azioni umanitarie in ogni parte del mondo, madre di tre figli. Suo padre è Salvatore Ligresti, uno dei più grandi imprenditori lombardi del dopoguerra. Quando era ragazzina sua madre fu sequestrata dall'anonima sequestri e tenuta prigioniera per 50 giorni. Tutta la sua famiglia, nel 2013, è finita sotto il tiro della Procura di Milano, travolta dall'inchiesta giudiziaria sulla Fondiaria Sai. Lei è stata messa in carcere due volte, prima in custodia cautelare due mesi, poi per scontare la pena, patteggiata, di due anni e otto mesi. Accusata di aggiotaggio e falso in bilancio. Infine assolta. In marzo è uscito in libreria un suo libro autobiografico (Niente è come sembra, edizioni Piemme) che racconta la sua vita. Avrebbe tutti i motivi per essere furiosa, invece oggi è una donna serena, forte e persino ironica.






