Nessuno, per fortuna, si siede al centro degli studi di La7. Né si sbraccia, si toglie la giacca, alza le mani al cielo. Ma il clima a Otto e mezzo è simile a quello che si respirava qualche giorno fa a Palazzo Madama, con le occupazioni a sbraitare e occupare l’aula per protestare contro l’approvazione del Dl Sicurezza. Davanti a Lilli Gruber, a criticare il governo c’è il solito parterre eccellente con Concita De Gregorio, Massimo Giannini e Andrea Scanzi. «Il governo sta agitando il manganello prima che serva, cercando di invitare le persone a stare a casa, a non manifestare, a non prendere parola nella piazza, che è una delle forme dirette di democrazia garantita dalla Costituzione», attacca Concita.

Le fa eco Giannini, suo collega di Repubblica: «Meloni va ad agitare alcune preoccupazioni oggettive che nella società ci sono ma insieme a queste veicola tutta una serie di misure che viceversa configurano un altro tipo di Stato. Da una parte c’è l’idea dello Stato etico che si occupa dei nostri peccati e dall’altro lato c’è lo Stato di polizia che si preoccupa dei nostri reati, quelli del futuro. Un decreto legge si giustifica quando ci sono requisiti di necessità e urgenza, che oggi non ci sono - conclude l’editorialista -. Parliamo di 14 nuovi reati e 9 inasprimenti di pena per reati già esistenti tra cui manifestazioni di piazza, occupazione stradale... la novità è la galera per questi reati».