VENEZIA - Un delitto efferato, le cui motivazioni non sono mai state chiarite, avvenuto sotto gli occhi di cittadini e turisti, «con danno all'immagine della città di Venezia, che è percepita come un luogo sempre più pericoloso e dominato dalla criminalità».
La giudice per l'udienza preliminare di Venezia, Benedetta Vitolo, spiega così la pena di 17 anni e 4 mesi di reclusione inflitta a Raffaele Marconi, il trasportatore veneziano che sabato 25 novembre 2023, attorno alle 23.30, freddò con un colpo di fucile alla testa Khalil Mallat, 25 anni, di nazionalità tunisina, sparandogli in un bar di Cannaregio, a due passi dal ponte delle Guglie.
Le motivazioni della sentenza, emessa lo scorso marzo, sono state depositate martedì in cancelleria e ora la difesa, rappresentata dall'avvocato Renato Alberini, dovrà decidere se vi sono gli estremi per presentare appello, oppure se usufruire della recente norma che prevede la concessione dello sconto di un sesto della pena nel caso di rinuncia al processo di secondo grado.
«La reazione del Marconi è stata spropositata e abnorme e denota una totale incapacità di autocontrollo, propensione alla violenza e un totale disprezzo per la vita umana», si legge nella sentenza.






