Un sistema semplice quanto efficace: proporre la vendita di articoli di vario genere su Amazon a prezzi stracciati, intascare decine di migliaia di euro e poi far sparire i soldi lasciando gli acquirenti a bocca asciutta. È quanto è emerso ieri davanti al giudice monocratico, che ha condannato a due anni e mezzo per truffa in concorso Katia Moriconi. Un processo dove restano alcuni punti oscuri nonostante gli investigatori abbiano ricostruito con esattezza la dinamica dei fatti.
Il raggiro di cui hanno fatto le spese la Amazon payments Europe S.c.a. e l'azienda italiana Ferrogshop si è consumato in appena due giorni tra l'8 e il 9 luglio del 2019. Sui portali tedesco e francese di Amazon erano comparse all'improvviso offerte sensazionali per l'acquisto di articoli di vario genere, tra macchinari per la manutenzione del verde e per l'agricoltura. I prezzi erano così vantaggiosi che gli acquirenti hanno effettuato gli ordinativi in massa. I pagamenti andavano effettuati tramite iban, ed è qui che è scattato il raggiro. Gli estremi bancari non erano quelli del venditore reale, ma quelli riconducibili all'imputata. Qualcuno, poco prima di pubblicare le offerte sensazionali (e fasulle) sui portali tedesco e francese del colosso delle vendite online, era riuscito a intrufolarsi nel sistema protetto della Amazon payments, che concede a venditori terzi lo spazio telematico per le compravendite. Un'intrusione che denota una grande competenza informatica e che ha consentito di sostituire l'iban della Ferrogshop con quello della Moriconi.






