Trovo lodevolissima l’iniziativa di una scuola materna di Rivarolo: le maestre hanno portato i bambini a vedere i negozi e le botteghe del quartiere, affinché abbiano contezza di un mondo che, ahimè, rischia di sparire
Qualche giorno fa sono andato a fare degli esami di controllo e ho portato un contenitore per le urine che mi avevano venduto in farmacia. “È fin troppo grande”, mi hanno detto al laboratorio, “ne sarebbe bastato uno più piccolo”. Ha aggiunto un’altra persona: “Per forza, gliel’hanno fatto pagare cinque euro, mentre l’altro, quello giusto, costava un euro”. (La cosa mi è un po’ seccata non tanto per i quattro euro rapinati, quanto per il fatto che uno che passava e che ha sentito la conversazione ha aggiunto: “Fanno sempre così in farmacia quando vedono un anziano”). Invece a Bologna, dove vivevo prima di arrivare a Genova, andavo sempre da un salumiere il quale, ogni volta che indicavo sul bancone il prodotto che volevo acquistare, mi diceva, strizzando l’occhiolino e abbassando la voce per non farsi sentire dagli altri clienti: “No direttore, a lei quel salame lì – o quel pezzo di formaggio lì, o quel prosciutto lì – non glielo do: a lei gliene vado a prenderne un altro che ho nel retrobottega, uno speciale di quelli che tengo per clienti speciali come lei”. Dopo di che, se ne tornava con un salame o formaggio eccetera esattamente identico a quello che aveva in esposizione. Piccoli trucchetti da piccoli commercianti, ai quali però guardo con affetto: sono debolezze alle quali non rinuncerei mai, considerandole un prezzo irrisorio da pagare in cambio della bellezza di entrare da un negoziante che ti conosce, che ti chiede come sta tua figlia e che cosa fai a Natale, uno insomma di cui nonostante tutto ti fidi molto, molto di più di un venditore senza faccia e senza nome che incontri nello schermo del pc o dello smartphone.






