Potrebbe essere un’arma per la difesa, ma non è detto che si tratti di un poker di assi. Se è vero il fatto che il campione di dna trovato nel 2007 sotto le unghie di Chiara Poggi è sparito - probabilmente dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi è stato distrutto - è anche vero che le tecnologie del 2025 non sono le stesse di 18 anni fa. Una su tutte potrebbe riscrivere la storia dell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco: l’intelligenza artificiale. Calcoli, algoritmi, analisi fotografiche eseguite tramite software sofisticatissimi, oggi, potrebbero rendere superflua (e questa è la tesi dei pm di Pavia) l’analisi del campione di quel mix di dna maschili trovato sulle dita della vittima, per stabilire se davvero, come sospettano gli investigatori, possa appartenere ad Andrea Sempio, attualmente indagato per l’omicidio. All’epoca del delitto, gli inquirenti avevano parlato di «indistinguishable mixture» rilevata sulle mani di Chiara.
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Oggi, grazie alle nuove tecnologie, si potrebbe arrivare a una comparazione molto più dettagliata. Non vale solo per il dna delle unghie di cui restano solo le foto, ma anche per le impronte digitali e palmari. Una viene considerata fondamentale e anche quella è sparita, forse distrutta dopo la pronuncia della Cassazione: l’impronta numero 33, trovata sul muro accanto alle scale che portano nella cantina della villetta di Garlasco, alla base delle quali c’era il cadavere della giovane. Un dato è importante: secondo la ricostruzione della Procura, l’assassino potrebbe non avere mai percorso la scala, ma, dall’alto dei gradini, si potrebbe essere sporto appoggiandosi al muro, lasciando l’impronta del palmo della mano destra. Quella traccia, per chi indaga, appartiene a Sempio. E, secondo la difesa di Alberto Stasi, contiene anche delle particelle di sangue. Anche questi sembrano dettagli difficilmente dimostrabili, visto che il pezzo di intonaco su cui si trova l’orma di quella mano destra, che all’epoca dei fatti venne raschiato dal muro utilizzando un bisturi e venne catalogato tra le prove, non si trova. Ma anche in questo caso non è detto che si tratti di elementi da scartare, anzi: agli atti ci sono i rilievi, le perizie e, soprattutto, le fotografie dell’impronta. E potrebbe bastare ai software in dotazione agli investigatori per eseguire comparazioni molto più dettagliate rispetto a quelle effettuate anni fa. Sia della traccia sul muro che del Dna restano anche le analisi e i grafici. E proprio quell’insieme di calcoli, linee e diagrammi potrebbe essere sufficiente per una nuova analisi digitale e tecnologica.








