“Sinner? Sin dal primo giorno mi ha sorpreso la sua personalità. Non lo conoscevo bene prima di iniziare a lavorare con lui, ma ha un gran senso dell’umorismo. Non so se riuscite a vederlo spesso, ma è un ragazzo incredibilmente divertente, molto umile, come i suoi genitori. Capisce che il tennis è solo una parte della sua vita, che occupa una fase limitata, tra l’adolescenza e i trent’anni. Dopo ci saranno cose ancora più importanti”. Commenta così Darren Cahill in una intervista a La Gazzetta dello Sport, parlando di Jannik, pronto a salutarlo alla fine dell’anno: “È per questo che, negli ultimi 12 mesi, ha gestito tutto così bene: riesce a mettere le cose in prospettiva — ha aggiunto l’australiano — E poi la sua maturità, a 23 anni, è ciò che mi ha colpito di più. Io non ero così a quell’età. Ha la testa a posto, è stato cresciuto benissimo dai suoi genitori e ha i piedi per terra. Sa godersi la vita, ma ha le giuste priorità".
Sulla sfida di oggi, venerdì 6 giugno, contro Novak Djokovic: “È eccitante perché si tratta di sfidare uno dei grandi se non il più grande di sempre — ha detto Cahill — Se un mese fa mi aveste chiesto di firmare per la finale del Roland Garros, avrei detto: dov'è che devo farlo? Quindi per noi è molto eccitante, e anche per Jannik è lo stesso". Per rivedere il vecchio Sinner, quello prima della squalifica che vinse il secondo Australian Open. “Ci mancano ancora piccoli dettagli, come l’anticipo, la capacità di muoversi in fretta, la reattività, l’anticipo — ha aggiunto l’australiano — Deve entrare nel ritmo della gara, recuperare automatismi, ma migliora ogni giorno. Non so se è già sufficiente per vincere il torneo, ma la cosa principale e non guardare troppo in là. Ogni turno la sfida diventa più tosta, e non ce n’è una più dura che affrontare Djokovic in semifinale. Lo conosciamo, ha vinto 24 Slam. E a giudicare da come ha giocato contro Zverev, non sente affatto i suoi 38 anni".






