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Quarantacinque anni fa il presentatore, il regista e il comico spiegavano la loro passione per i fascicoli spionistici della Mondadori
C’è qualcosa di segreto nella passione di «Segretissimo». Un mistero che ha accompagnato per oltre un trentennio (dagli anni ’60 ai ’90) la passione «nera» degli italiani per «giallo». Mirabolanti racconti di spionaggio narrati dai maestri internazionali della suspance e stupendamente illustrati dalle copertine disegnate (anzi, dipinte) da un artista a tutto tondo (e non solo per il cerchio iconico identificativo dell’intera serie) come Carlo Jacono. Un successo editoria senza precedente che ha accompagnato il Paese lungo un percorso che dal post miracolo economico si è protratto fino alle soglie degli effimeri anni ’90 quando ormai i Salgari del triller erano divenuti anacronistici come i gettoni telefonici ai tempi dell’ iPhone. Nella prima fase milioni di libri venduti a 150 lire e tanta voglia di una lettura facile ma avvincente. E i «Segretissimo» erano il binomio perfetto. Democratici, popolari, intergenerazionali. Dall’intellettuale alla casalinga, un prodotto uguale per tutti, che azzerava le differenze di classe e ceto sociale: una sorta di Coca Cola (stessa bevanda per ricco capitalista e povero proletario), non da bere, bensì da sfogliare. Ma perché tanta comune attrazione da mettere nello stesso calderone fan apparentemente distanti anni luce tra loro per gusti e formazione? Giorgio Galli, a






