Cari fratelli e sorelle,

[...] abbiamo sentito nella prima lettura (Gen 37,3-4.12-13.17-28) la storia della vendita di Giuseppe agli Ismaeliti da parte dei suoi fratelli e il suo arrivo in Egitto. Nel racconto di oggi possiamo intravedere, come in Caino e Abele, che le conseguenze del peccato si estendono fino ai rapporti di famiglia. I figli di Israele hanno invidia del fratello minore perché si sentono meno amati dal padre. Non guardano ciò che sono e hanno ricevuto dal padre, ma guardano ciò che l’altro è e possiede. E agiscono motivati dall’invidia, dimenticandosi che Giuseppe è carne e sangue loro.

Il narratore biblico presenta tutta la storia di Giuseppe guidata dalla Provvidenza divina. La sua storia personale viene accompagnata da Dio. Il Signore ha fatto sì che Giuseppe venisse liberato dalla morte e condotto in Egitto. Le difficoltà e le penurie che deve soffrire, mantenendosi fedele al Signore, si trasformano dopo in momenti di gioia per lui e per la sua famiglia intera quando è messo come capo in Egitto e i suoi fratelli con il padre possono risiedere in Egitto.